Imagerie (Monica Piccinni)

Macrocosmo, Microcosmo (Monica Piccinni)


Macrocosmo, Microcosmo

Monica Piccinni


Secondo i modelli a cui si rifà la scienza medica, il corpo è una macchina complessa, in cui vi è la separazione tra malessere biologico, o somatico e malessere psichico. Negli ultimi anni però si è cominciato a guardare all'uomo come " un tutto unico" in cui la sfera psichica e quella somatica non rappresentano altro che le due facce della stessa medaglia. Quindi continuare a scindere l'unità mente-corpo, ha ormai poco senso. Tale unità va, al contrario, osservata ed ascoltata perché si esprime secondo un linguaggio analogico-simbolico, che si rifà alla natura e ai miti.
Per capire meglio cosa si intende per linguaggio analogico-simbolico esaminiamo più da vicino un organo: la pelle
La pelle è l'organo più esteso del corpo umano, infatti, essendo il suo rivestimento, rappresenta circa il 7% del peso corporeo.
Essa è costituita da cellule strettamente addensate tra loro, tanto da non lasciare spazio ad altre sostanze. Sono proprio queste cellule che proliferando e via via modificandosi nella loro costituzione, assicurano la formazione dei vari strati cutanei. L'epidermide, infatti, è costituita da cinque strati di cui il più superficiale è detto Corneo, mentre il più profondo è definito strato basale; subito sotto quest'ultimo vi è il Derma. Le cellule quindi dal derma si spostano verso la parte superiore, durante questo passaggio subiscono delle modificazioni; arrivate nello strato corneo sono ormai cellule prive di nucleo, quindi cellule morte.
Qual è dunque la funzione di questa struttura così vasta?
È sicuramente un organo di senso poiché risponde agli stimoli provenienti dall'ambiente esterno, attraverso delle modalità sensoriali quali il tatto, il dolore, il caldo e il freddo.
Ciò è possibile perché provvista di ricca innervazione (proveniente dal sistema cerebrospinale) e di ricettori che controllano la temperatura cutanea aumentandola o diminuendola, a seconda delle necessità.
È una barriera meccanica contro l'ingresso di sostanze estranee.
È una struttura che respira, infatti è in grado di assumere ossigeno e di liberare anidride carbonica.
È un organo di secrezione e di escrezione, grazie alle ghiandole sudoripare e sebacee che gli permettono di eliminare le sostanze tossiche per l'organismo.
In fine è un organo di assorbimento, è in grado in altre parole di assorbire sostanze, specialmente oleose.
Quanto è stato descritto fino ad ora riguarda la pelle da un punto di vista anatomo-fisiologico; ma cosa è la pelle da un punto di vista simbolico?
Innanzi tutto con la sua vasta superficie la pelle ci delimita, ci contiene, quindi segna il confine tra il nostro organismo, l'ambiente interno, lo spazio in cui ci riconosciamo e ci identifichiamo e l'esterno che non ci appartiene, pertanto estraneo.
Ci protegge dagli agenti dannosi, dove per agenti pericolosi non si intende solo microrganismi, sostanze chimiche, ma anche emozioni, relazioni, situazioni, ecc.
Oltre definirci e proteggerci la pelle ha un'altra caratteristica molto importante: SI VEDE.
Attraverso essa manifestiamo al mondo esterno i nostri stati d'animo come rabbia, paura, aggressività sottoforma di rossori, pallori, irritazioni; oppure la presenza di cicatrici, traumi vanno ad interrompere il continum della pelle, proprio come un trauma o un blocco rompe il continuo fluire dell'energia, delle emozioni, delle passioni che risiedono nel sangue e dal quale sono trasportate in tutto il corpo.
Alla cute è legato un ulteriore tema simbolico significativo: la Trasformazione, il rinnovamento, la Vita e la Morte grazie al fatto che le cellule epiteliali si rinnovano circa ogni 28 giorni, ecco perché spesso trasformazioni legate all'identità, alla personalità si manifestano con problemi cutanei, con un vero e proprio "cambiamento di pelle". Se è vero che l'uomo microcosmo utilizza il linguaggio dell'universo macrocosmo, i temi delle analogie si dovrebbero riscontrare anche in natura. Infatti è così.
Quando si parla di vita e di morte, di trasformazione, non si pensa subito al ciclo delle quattro stagioni?
La primavera: momento in cui la natura si risveglia dal sonno invernale, e vi è la rinascita. L'energia raccolta sotto terra esplode all'esterno in una miriade di colori, di profumi, di suoni. Analogamente l'uomo in primavera si rigenera. L'espressione psichica è caratterizzata da espansività, aggressività, progettualità; il piano somatico sarà caratterizzato da un'attivazione del sistema immunitario e dall'eliminazione di tossine.
Estate: stagione in cui la natura è carica di energia, di calore, ricca di frutti e fiori.Allo stesso modo l'uomo sul piano psichico sarà caratterizzato da gioia, interazione, comunicazione; il piano somatico riguarderà il sistema circolatorio, il metabolismo, il sistema neurovegetativo.
Autunno: momento in cui la natura dalla massima espansione si ripiega su stessa, l'energia viene convogliata verso l'interno, verso la terra. L'uomo sul piano psichico è caratterizzato da apatia, accoglimento, umoralità. Fisicamente saranno in primo piano la circolazione venosa e linfatica, gli ormoni, il tessuto adiposo.
Inverno: l'energia è raccolta all'interno, pronta ad esplodere in una nuova primavera. Per l'uomo questo sarà un momento caratterizzato da introversione, rigidità, rimuginazione. Gli organi interessati saranno cute, ossa, denti, midollo osseo.
Il mutare del nostro corpo analogamente al mutare dei cicli stagionali, è un esempio di come l'uomo sia parte integrante della natura, o più precisamente, di come l'uomo sia la rappresentazione, in piccolo, della natura stessa, la quale utilizza il suo linguaggio, quello analogico-simbolico.

Imagerie

Monica Piccinni

Se osserviamo un bambino quando gioca, noteremo che è completamente coinvolto in ciò che fa.
Il bambino inventa luoghi, personaggi, situazioni; è abile nel passare da un gioco ad un altro senza problemi, ma soprattutto è in grado di stare nel qui ed ora, in una dimensione libera da schemi precostituiti, libera dal tempo, non vi è passato né futuro, ma solo il presente. L'unica cosa che conta è il suo corpo e la sua creatività.
Noi adulti dovremmo prendere lezioni da loro su come sentirci vivi tutti i giorni e ad ogni età. Dovremmo imparare a dedicare un momento della nostra giornata a noi stessi, in cui si dimenticano i problemi, i doveri e la routine quotidiana, mentre si lascia spazio all'immaginazione, che ci permette di rappresentare mentalmente luoghi, personaggi, situazioni reali oppure fantastici.
L'immaginazione però, non deve essere confusa con la fantasia, ovvero un'attività, un pensiero irrazionale non realistico, i classici "castelli per aria". La capacità immaginativa può, invece, essere considerata come un'attività in grado di coinvolgere non solo la vista, ma anche il tatto, l'udito, l'olfatto,l'emozione.
Faccio subito un esempio di come tutto questo può essere possibile.
Innanzitutto dobbiamo metterci in una posizione comoda, in un luogo silenzioso e possibilmente al buio. Chiudiamo gli occhi e portiamo l'attenzione sul nostro corpo che respira, sull'aria che entra e che esce dal nostro corpo. In questo modo dovremmo raggiungere uno stato di rilassamento, di abbandono.
A questo punto immaginiamo, immaginiamo soltanto di guardare un tappeto volante, dalle dimensioni comode. Saliamo sul tappeto, osserviamo i disegni, i colori; accarezziamolo.
Ecco che il tappeto comincia a sollevarsi , dolcemente, di pochi centimetri da terra. Ci accomodiamo meglio ed il tappeto comincia a muoversi, lentamente, trasportandoci verso luoghi esotici. Osserviamo il panorama, il quale può essere costituito da ciò che più ci affascina.
Inaliamo il profumo caldo e intenso, delle spezie, ad esempio quello dello zenzero, del pepe nero, oppure quello che risulta più gradito.
Possiamo anche scendere dal tappeto volante per visitare da vicino i luoghi che ci incuriosiscono.
Quindi finita la nostra gita, facciamo adagiare dolcemente il tappeto al suolo, concludendo così il viaggio immaginativo.
Prima di riaprire gli occhi e di riprendere le nostre attività consuete, è bene riportare l'attenzione sul nostro corpo, fare due o tre respiri profondi, per poi cominciare a muoversi lentamente.
Chiaramente,come già detto prima, questo è soltanto un esempio.
Si può dare libero spazio all'attività immaginativa, creando luoghi, personaggi, situazioni, in cui noi possiamo essere protagonisti, oppure semplici spettatori. La scelta delle immagini è solo nostra.
L'attuazione della capacità immaginativa può avvenire solo se ci si perde in uno spazio senza confini, dove la coscienza dettata dall'Io, va via via perdendo di importanza, lasciando spazio alle sensazioni, emozioni, ricordi e sogni che provengono dal nostro corpo.
Il momento in cui ciò accade è quel particolare stato in cui tutti ci ritroviamo quando stiamo per addormentarci. Uno stato che non è più veglia ma non è neanche sonno, in cui ci abbandoniamo al piacere del sogno, della reverie, tanto da perderci nell'infinito,dove spazio e tempo non esistono e non esiste nemmeno la storia personale dell'individuo.
Tale visione è espressa dal matematico e filosofo Gaston Bachelard nella "Poetica della Reverie" in cui dice:
"Via via che mi accorgo che la mia coscienza si fa sempre più attenta, tanto più forte diventa la parola Io, e quanto più sono attento, tanto più l'Universo scompare, lo spazio si restringe; ma se per un istante si potesse uscire dall'attenzione, la mia coscienza concentrata incomincerebbe lentamente a perdersi in una sorta di Universo allargato. La coscienza si fa disattenta ed io perdo il senso del mio Io e mi colloco sempre di più sulle trame dell'infinito. L'Universo altro non è che l'infinito della mia disattenzione
Secondo Bachelard esistono due modi di vedere il mondo, quello della ragione che riguarda la coscienza attenta, che ci permette di conoscere la realtà condivisa da tutti, e quello dell'universo in cui psiche e corpo si fondono dando luogo alla disattenzione infinita.
Tutto questo rispecchia la modalità con cui il bambino vive la sua realtà, che è sicuramente differente da quella di un adulto, in quanto nel bambino l'Io non è ancora strutturato
Osserviamoli quindi e cerchiamo di imparare quanto più è possibile.

Bibliografia:
G. Bachelard : "La Poetica della Reverie"; 1972, Edizioni Dedalo, Bari.


 

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