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La danza,
scultura di carne
Luisa
Spagna

Boccioni: Sintesi
del dinamismo umano, 1912.
1. La danza antimusicale
Nessuna voce è così alta ed eloquente come
il canto del gesto Non rientra d'avvero questa, nei canoni
settecenteschi del balletto, ma ritorna a quelli antichi della
danza. Comunque, per via d'una combinazione del tutto visiva
degli elementi spettacolosi, essa conviene al teatro teatrale:
e, secondo la concezione espressane dagli avanguardisti, quale
vedremo sulla fine del presente scritto, essa possiede i caratteri
più originali e ad un tempo rispettosi della tradizione,
in quanto riconnessi alle origini. Perchè se in Omero
la danza si legge eseguita su canto vocale -chè l'accompagnamento
col flauto venne solo più tardi dall'Oriente e rare
volte si legge in Esiodo- le danze dionisiache eran date su
strumenti a percussione: tamburi, crotali e sistri, come quelle
nostre, ritmate sopra tutto dallo jazz. Anche in Asia e in
Africa la musica è un complemento, in accessorio sopprimibile
della danza, arte dominante del connubio. E' facile vedere
come in Occidente, ov'essa soggiace all'altra, la danza sia
meno nobile: non essendo che musica esteriorizzata. Invece
in Oriente i ritmi rumoristi, antimusicali e antilitterari,
non mirano, appunto, ad evocare immagini e sogni come quelli
melodici, ma intendono scandire soltanto il metro orchestrico.

Boccioni: Muscoli
in velocità, 1913.
Nel Seicento e Settecento, la danza ritmata soltanto da rumori
-e non ispirata da melodie- venne usata anch'essa: leggo per
esempio nell'edizione francese della Finta pazza di Giulio
Strozzi (Parigi 1645).
Quelli che dicesse un assurdo la danza senza musica sarebbe,
è vero, lo stesso che avendo ascoltato soltanto l'opera,
pretendesse che la musica non può esistere senza parole...
Con la danza senza musica, la danzatrice deve con le sole
risorse dei suoi gesti provocare le emozioni e i pensieri
che siamo abituati a domandare alla danza musicale: coi soli
atteggiamenti figurativi, espressioni del viso e del corpo.
La potenza sentimentale che la danzatrice deve proiettare
per esprimere senza i soccorsi della musica i suoi stati d'animo
successivi, è grande. E il lettore non si stupirà
certo d'apprendere che il gesto ha la facoltà di tradurre
un pensiero!
La danza, scultura di carne, evocatrice di sentimenti e di
sensazioni, con le sole risorse del corpo e col concorso di
tutta la più costante intelligenza di espressione,
può certo mimare e figurare la vita per ritmi spaziali
plastici. E' forse un grande e diffuso malinteso, questo che
fa ritenere la danza un commento della musica.

Boccioni: Espansione
spiralica di muscoli in velocità, 1913.
Achille Ricciardi fece un esperimento di danza senza musica
al Teatro del Colore, ma egli alla musica sostituì
la poesia e fece danzare una ballerina mentre si declamava
l'Après Midi d'un Faune di S. Mallarmé. Anche
in questo esperimento i ritmi plastici non furono indipendenti,
perchè subordinati a quelli della poesia: ma la musica
vera e propria non ci fu.
Tale tentativo non fu altro che una esumazione delle danze
che i greci eseguivano sugli aggruppamenti delle parole di
una poesia. Questa volta gli esumatori non sapevano di esumare
e credettero di fare del nuovo; tanto che a questo battesimo
fu invitato come padrino adatto altri mai, F.T.Marinetti,
lettore che ognun sa mirabile. Però Ateneo, parlando
di una danza primitiva, cioè da camera, in uso presso
i Greci, asserisce fosse eseguita su parole ritmate, di cui
cita il primo verso di gusto anacreontico: Dove, dove sono
le rose? Di questa danza, chiamata Anténea, non si
posseggono altre notizie.
In altri esperimenti fatti pure da Bragaglia con il ballerino
sordomuto Julius Hans Spiegel, avveniva precisamente l'opposto:
il pubblico sentiva la musica e il ballerino no. Lo Spiegel
suole aggiungere la musica -per lui del tutto inutile- per
sventar solo il pregiudizio del pubblico; come anche un poco
in considerazione del bisogno -che veramente si avverte anzitutto
in merito all'abitudine- di riempire il vuoto del silenzio.
Era invece proprio il caso suo, quello di dar quei balli plastici
del tutto senza musica. Mai il pubblico, ballando Spiegel,
potrebbe pretendere che l'abolizione del ritmo musicale sia
una stravaganza. Spiegel è sordo! Ma Spiegel è
cocciuto e non ama i rischi. Mentre, d'altra parte, ha qualità
così eccellenti, che continuamente il pubblico si domandava
se non fosse il ballerino un finto sordo... Infatti le musiche
orientali ch'egli ha domandato per le sue danze, sono ritmiche
con monotonia diciamo generica; sì che l'accordo plastico
entra in ogni caso in quello musicale. Il ridicolo di questa
inutile servitù alla musica, si sente alla fine, quando,
terminando il pezzo musicale, bisogna avvertirglielo qualche
battuta avanti, affinchè egli concluda il suo componimento
visivo, che si immobilizzerà a figura di statua poco
dopo il vostro cenno, mentre la musica sarà cessata
del tutto.
Un altro tentativo veniva condotto dalla Wigman e dalle sue
meravigliose allieve, con la sostituzione del gioco ritmico
musicale con prestabiliti aggruppamenti di colpi di gong .
Le serie di questi ritmi, concertati secondo la ideologia
plastica, non erano che punti di partenza del comportamento
orchestico; quindi precipitavano e si allentavano, erano più
forti o più deboli, secondo richiedesse l'azione danzante
che dirigeva lo spettacolo.
Effetti simili ai sopra esposti si ottengono con le nacchere.
L'Argentina, danzatrice spagnola, ha sollevato l'entusiasmo
dei più elevati intellettuali. Il Giovannetti scriveva:
"Quando Argentina, l'incomparabile Antonia, comincia
a far giocare le nacchere, ecco la vera rivelazione, ecco
il vero miracolo. Le nacchere! quest'odioso gingillo dello
spagnolismo manierato, questo insopportabile cro-cro di tutte
le false danzatrici, di tutti i falsi musicisti, eccolo improvvisamente,
nelle mani di Antonia Mercé, diventare un istrumento
musicale d' una portentosa suggestività."
La musica successivamente sorta, originò il ritmo acustico
dalle già sviluppate movenze del corpo umano, per essere
la danza l'arte più antica e spontanea.
Non per nulla si dice che la musica di danza è più
naturalistica. La danza, come valutazione plastico-dinamica
del tempo creò quindi per prima , il "doppio ritmo"
del moto nello spazio, e a tempo: e da essa venne conferito
all'arte dei suoni."
Il più interessante studioso estremista, sostenitore
della danza antimusicale, è senza dubbio Alberto Bragaglia,
che nelle "Cronache d'attualità" pubblicò
anni or sono una serie di saggi su tutta la visività,
facendo dipendere il fatto della creazione artistica, genericamente,
da una rispondenza dei ritmi vissuti con gli elementi dell'opera
d'arte. Limitandosi ad una estetica visiva, per esclusione
delle interferenze musicali o letterarie, Alberto Bragaglia
avrebbe stabilito che questi ritmi di natura organico- espressiva,
cioè fisiopsichici, non sono trasposti dal campo sonoro
a quello visuale: ma, viceversa, che è dal dinamismo
vitale degli organismi vivi e pulsanti che è tratto
il metro orchestico dell'invenzione estetica in generale.
Le antichissime cantilene salmodiche ebbero origine dal moto
cadenzato della danza di rito, passi, battute: quasi musica
naturalistica, preceduta a quella d'invenzione celebrale.
Dalla plasticità, cioè, ritmata nello spazio
e nel tempo egli ha distinto la diversa materialità
delle arti più propiamente plastiche, figurative o
di astrazione architettonica; ciò che contrasta con
la unificazione, sul terreno teorico ed estetico, di tutte
le parti visive.
Su questa unificazione (che già Alberto Bragaglia disse
panplastica) egli basa la sua originale veduta delle possibili
nuovissime dell'arte viva e fluida della danza, e dei suoi
superiori sviluppi.
Una scenografia speciale sorgerà quindi ad illustrare,
riecheggiandole, le idee costruttive dell'azione ritmata,
e non sarà più soltanto rappresentativa di interni
artificiali e di ambienti architettonici, ovvero di paesaggi
e visioni di natura, ma -trascendendo dalla figurazione, verso
l'assaporamento generalizzato ed astratto dei valori delle
due gamme, spaziali plastica e luminoso-cromatica,- potrà
produrre creazioni e composizioni di forma e di linee e di
colori, che partendo dall'ornamentazione e dalla architettura,
si spingeranno verso un purismo assoluto di espressioni.
Secondo questi criteri, si attua una certa inscindibilità
dell'insieme ottico, che senza rigide meccanizzazioni, farà
meglio corrispondere l'invenzione schematica dei motivi e
dei tempi danzanti con il rivestimento visionario totale della'ambiente
spaziale e dei giuochi d'illuminazione sotto cui agiscono
le figure, che il costumista travestirà.
Il coreografo diviene più che mai un puro plastico,
pradone dell'invenzione animata, ed insieme capace di coordinare
la traduzione delle proprie ideazioni sensuali o metapsichiche,
in organismi viventi e materiali, mobili ed estatici, che
si integrano per lo spettacolo, destinato al godimento dell'occhio.
Nel suo saggio Alberto Bragaglia ha scritto che la danza senza
musica nella concezione intrasigentemente visionaria qui riportata
è una necessità fondamentale di rinnovamento
per l'arte di Tersicore. Intendo dire che la musica non dovrà
essere il pretesto nè lo spunto iniziale dei ritmi
figurati, riprodotti dagli esecutori, ma, al contrario, potrà
a sua volta -come nelle origini- trarre dalla visione l'estro
per un commento delle danze. Giovandoci delle risultanze della
recente scenografia teatrale e coreografica -da Gordon Graig
e da Bakst e balletto russo, a Ricciardi e marionette di Depero
e Teatro degli Indipendenti di Anton Giulio Bragaglia- si
potrà pure tentare la effettiva creazione di attrezzerie
movimentate ed astraenti, che rafforzino i ritmi danzanti,
sviluppandoli in pannelli e costruzioni che trascendono ogni
realtà per un'assoluta inventiva estetica. '..La confusione
tra la Fisica e l'Estetica, -scrive Croce,- ha raggiunto il
più alto segno quando si sono immaginate teorie estetiche
delle singole arti'; '...domandare: quale è il legame
tra l'arte e l'espressione estetica' è vano: 'le così
dette arti non hanno limiti estetici e noi abbiamo mostrato
la genesi affatto empirica di quelle partizioni; tutti i volumi
di classificazione e sistemi delle arti si potrebbero lasciare
senza danno alcuno'; chi fa non si sottrae all'empirismo;
ciò è possibile solo al puro pensiero, alla
filosofia estetica. E le teoriche artistiche sono appunto
intenzioni di fare.[...] Stavolta dunque , gli avanguardisti
sostengono che la danza armonizzata con la musica, debba venir
sostituita da quella puramente plastica. E' comunque vero
che essi presentano un elegante tema d'arte; ed esso non di
rado potrà dar luogo ad interessanti esperimenti ed
a belle realizzazioni."
"La danza e la rivoluzione. Anton Giulio Bragaglia e
il Teatro degli Indipendenti", Luisa Spagna, "In
Corso d'Opera", 2003, Università degli Studi di
lecce.

SERAIKELLA CHHAU
..an
introduction
Shagun Butani
Singhbhum- an area that finds reference in the Puranas as
a part of the ancient region of Utkal is now in eastern India.
Seraikella, from where the unique masked dance form of Seraikella
Chhau originates is a part of this region. An energetic and
spirited dance, this evolved from martial art techniques that
were earlier practiced in this region by soldiers in the royal
army. The etymology of the word chhau, itself explains the
nature of this art-form. This word traces its origin to the
sanskrit word Chhaya which means shadow. The thematic contents
of the compositions are mostly abstract and are steeped in
symbolism.
Parikhanda, a system of exercises practiced by the soldiers
became the fundamentals of the dance technique that later
came to be known as Seraikella Chhau. These martial movements
slowly became more stylized, both in their physical and aesthetic
sensibilities. Parikhand literally means shield and sword
and till the present day the basic techniques are practiced
holding a sword and shield.
Chhau is different from other Indian classical dance forms
primarily in its treatment of space and in its method of communicating
emotions. The dancer executes movements that thrust the body
upwards away from gravity: spiral turns executed in the air,
jumps and extended leg movements carry the dancer through
choreographic patterns that traverse the performing space.
The second unique feature of Seraikella Chhau is the complete
absence of Vachikabhinaya by means of vocal support and Mukhabhinaya,
as the face is completely concealed by the mask. Thus the
emoting is done kinesthetically through body movements.
Mukhota or masks are an integral part of this dance style
and the art of mask making is itself highly evolved. There
are traditional families that specialize in this art, work
together with choreographers and dancers and only after detailed
study of the characters create the masks. A mask depicts only
the essence of a particular character but in combination with
the movements of the dancer the mask becomes extremely animated.
Every move of the body, the tilt of the face imparts to the
mask a whole range of expressions. The dance thus becomes
an extraordinary experience for the dancer as well as the
spectators.
The themes of the compositions are inspired from nature, mythology
and even history. The well known compositions include Mayur,
Ratri, Nabik, Chandrabhaga, Sagar, Sabar, Dhibar, Banavidha
and Phool Basant. The rhythmic accompaniment is provided by
traditional drums like Nagara and Dhol. The melody is provided
by the shenai and bansuri. The compositions are classical,
based on ragas that enhance the mood of the character.
Contibutions from Seraikella rulers like Kumar Bijoy Pratap
Singhdeo greatly helped in the evolution of Chhau and transformed
it in to a sophisticated theatre art-form. In the present
day, even though it is performed all over the world and highly
regarded by both the fields of theatre and dance, Seraikella
Chhau is intimately associated with the culture of this region.
Every year in the spring people of Seraikella celebrate the
Chaitra-Parva and through dance evoke the blessings of Kali,
the mother goddess and Ardhnariswar a manifestation of Lord
Shiva representing the male-female nature of creation.

La Danza Odissi
Luisa
Spagna

Krishna from a native painting
from Orissa
La danza Odissi è uno degli stili classici dell'India
proveniente dalla regione dell'Orissa. E' una danza molto stilizzata
con una complessa tecnica e un profondo contesto letterario
e mitologico. Tutto ciò insieme alla sua liricità
ne fanno uno dei maggiori e più apprezzati stili di danza
classica dell'India.
E' una danza di tradizione indù e le sue pose scultoree
derivano dalle raffigurazioni dei templi, in particolare da
due elementi dell'iconografia indiana, il Chowka (quadrato),
rappresentante il principio cosmico maschile e il Tribhanga
(tre archi), che simboleggia l'aspetto femminile della divinità.
I templi dell'Orissa e sopratutto il meraviglioso tempio del
Sole di Konark, Surya Temple, conservano scolpite nella pietra
le testimonianze di questa antica danza, nella quale le varie
sequenze coreografiche non sono che forme contenenti messaggi
di un profondo sapere.
Guru Shri Trinath Maharana
Nel cuore di una delle città più caotiche e
inquinate come è la città di New Delhi si può
ancora trovare un posto dove un Guru, nel senso più
tradizionale del termine, dedica la sua vita alla trasmissione
dell'arte della danza Odissi a nuove generazioni di danzatori,
Guru Shri Trinath Maharana è uno dei maggiori gurus
della danza. Ha iniziato il suo apprendimento come Gotipua,
giovane danzatore che esegue una particolare forma di danza
acrobatica, poi ha appreso l'arte folclorica dell'Orissa,
per dedicarsi definitivamente allo stile classico Odissi studiando
con due in assoluto tra i maggiori maestri di questo stile:
Guru Shri Pankaj Charan Das e Guru Shri Kelucheran Mohapatra.
Ha insegnato nelle più prestigiose accademie, e suonato
il Pakhawaj (principale strumento a percussione della danza
Odissi) nelle tournée di famose danzatrici. Ora, la
sua accademia, la MAJARI ODISSI NRITYALAYA, è il posto
dove nel modo tradizionale di guru-shishya-parampara, egli
trasmette tutta la sua conoscenza a chi vuole dedicarsi all'apprendimento
di questa arte antichissima.
Guru Shri Trinath Maharana è anche uno dei maggiori
Pakhawaji dello stile Odissi. Una delle recensioni apparse
sull'Hindustani Times dice di lui : "The most significant
contributor was Trinath Maharana on the pakhawaj. The tonal
nuances he coaxed out of the instrument made for percussive
fare at its best. Never intrusive, his soft touches embellished
the total musical effort. Only from Kelucharan Mahapatra have
I been treated to such artistry on the pakhawaj in an Odissi
recital".
Premi e onoreficenze ricevuti:
1969 -Sangeet kala Bushan
1972 -Nritya Prabha
1995 -Singhari Shyamasunder Award
1999 -Natyacharya Award
Per le lezioni in italia di Guru Shri Trinath Maharana
in Italia contattare Luisa Spagna
Odissi Dance
Luisa
Spagna
In the heart of a caotic and polluted city as New Delhi one
can still find a peacefull place where a guru, in a very traditional
and devoted way, dedicates his life to the art of Odissi
dance.
Guru Shri Trinath Maharana is one of the most eminent gurus
of Odissi culture. Through his life one can know the
history of dance from Orissa region. He was a gotipua,
and a folk dancer and one of the best Odissi dancer,
disciple of Guru Shri Pankaj Charan Das and Guru Shri Kelucheran
Mohapatra.
After having conducted dance classes in some of the prestigious
dance accademies, and toured all over the world to play pakhawaj
for some of the famous Odissi dancers, now he passes
on the ancient art of indian dance to the new generations
in his accademy the MANJARI ODISSI NRITYALAYA.
Guru Shri Trinath Maharana is also an exellent pakhawaj
player. That's what Hindustani Times wrote about him after
one of his performances: "The most significant contributor
was Trinath Maharana on the pakhawaj. The tonal nuances
he coaxed out of the instrument made for percussive fare at
its best. Never intrusive, his soft touches embellished the
total musical effort. Only from Kelucharan Mahapatra have
I been treated to such artistry on the pakhawaj in
an Odissi recital".
Guru Shri Trinath Maharana's Award and Honours:
1969-Sangeet Kala Bhushan
1972-Nritya Prabha
1995-Singhari Shyamasunder Award
1999-Natyacharya Award
For Guru Shri Trinath Maharana Odissi classes in Italy
contact Luisa Spagna.

Chhau Dance of Seraikella
Luisa
Spagna
Il tempio del Sole a Konark come scenografia e la dolcezza
dell'inverno nello stato dell'Orissa erano le componenti ideali
per esaltare la bellezza e la grazia della danza Chhau di
Seraikella, quando apparve in una delle sue più belle
esecuzioni durante il Festival Nazionale di Danza nel Dicembre
del 1995.
Dopo qualche tempo incontrai il Maestro Lingaraj Acharya e
suo figlio Shashidhar con i quali ho iniziato ad imparare
i difficili passi di questo stile.
Seraikella, situato nel distretto di Singhbhum (la terra dei
leoni), circondato da fitte foreste, è il villaggio
dove è nata la danza Chhau di Seraikella.
Circa il significato del nome Chhau, molti studiosi
sostengono che significhi Maschera, ma vi sono anche
altre ipotesi. La maschera è l'elemento più
importante di questa danza ed una lunga tradizione di artigiani
si trasmette da padre in figlio i segreti dell'arte.
I Maharaja Aditya Pratap Singh Deo e i suoi figli Sudhendra
e Suvendra furono raffinati esponenti della Chhau, maestri,
coreografi, danzatori e disegnatori di maschere. Senza il
loro contributo per conservare, finanziare e dare un notevole
contributo artistico, questa danza non sarebbe potuta diventare
lo stile così apprezzato quale è oggi.
I temi a cui si ispira sono mitologigi, storici, sociali:
Ratri-la notte, Mayur- il pavone, Radha-Krishna
-gli innamorati divini, sono alcuni esempi di brani del repertorio
.
In una esecuzione di danza Chhau tutto sembra sospeso e irreale
così come i corpi sospesi in equilibri estremamente
precari dei danzatori che, nonostante la limitatissima visibilità
della maschera, si incontrano, si sfiorano, si intrecciano.
La danza Chhau è eseguita durante il rituale del Chaitra
Parva, festeggiato in Orissa e Bihar nella metà di
Aprile; interessanti i rituali alle divinità principali
di questo festival.
Stile di danza tradizionale, in essa è ancora oggi
preservato il dono prezioso della conoscenza che passa da
maestro a discepolo secondo il sistema tradizionale del guru-shishya-parampara.
Oggi questo compito è affidato agli ultimi maestri
dello stile: Guru Lingaraja Acharya e in particolare a suo
figlio Shashidhar Acharya e a una delle sue maggiori allieve
indiane, la danzatrice Shagun Butani.
Per workshop e spettacoli in Italia conttattare Luisa Spagna,
unica allieva italiana dello stile Seraikella Chhau.
Shashadar Acharya in Parikhanda
exercises and in Mayur dance.
CHHAU DANCE OF SERAIKELLA
Luisa
Spagna
The Surya Temple in Konark as scenography and the sweetness
of the winter time of Orissa were the right components to
exalt the beauty and the grace of Chhau dance of Seraikella
when it appeared on the stage during the National Dance Festival
on December 1995.
Luckily I met Guru Lingaraj Acharya and his son Shashidhar
with which I started learning all the intricate and complex
movements of this stlyle.
The village of Seraikella is situated in the district of Singhbum
-the land of the lions- surrounded by thick forests, where
it is performed the Chhau dance.
About the significance of the name Chhau many scholars
concur in saying that it means Mask. Mask is one of
the most important element of this dance.
Seraikella Chhau dance is performed during the Chaitra Parva,
a festival held in Orissa and Bihar in mid-April. All the
rituals performed for the deities are very interesting.
It is a traditional dance form. In this art is preserved the
precious gift of the knowledge that pass on by guru to disciple
according the traditional indian system of guru-shishya
parampara. Maharaja Aditya Pratap Singh Deo and his son
Sudhendra and Suvendra were fine exponents of Chhau dance,
gurus and designers of masks. Without their work to preserve,
to support, and to give artistic contribute, Seraikella Chhau
dance could not become a so appreciated dance form.
Today a great contribute to preserve this art is given by
the work, devotion, and love of M° Shashadhar Acharya
and one of his disciples, the dancer Shagun Butani.
For M° Shashadhar Acharya's dance workshop and performaces
in Italy contact Luisa Spagna.

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